← Torna al blog

Il vostro brand di moda è pronto per il 2027?

di TreVerum · 07 luglio 2026

Il vostro brand di moda è pronto per il 2027?

Dal 2027, vendere abbigliamento nel mercato europeo senza un Digital Product Passport sarà fuori norma. Non per tutti i prodotti, non dal primo giorno - ma il percorso è tracciato, le scadenze esistono, e il mercato si sta già muovendo in anticipo rispetto alla legislazione.

Chi è nel settore moda e non ha ancora iniziato a capire cosa significa, ha ancora tempo. Ma non molto.

La moda è il primo settore nella lista ESPR

Il Regolamento ESPR - Ecodesign for Sustainable Products Regulation 2024/1781 - ha inserito il tessile e l'abbigliamento al primo posto nel Piano di Lavoro 2025-2030. La scadenza per il Digital Product Passport obbligatorio nel settore moda è fissata al 2027.

Non è un caso. La moda è uno dei settori con il maggiore impatto ambientale e il più alto tasso di greenwashing. Dichiarazioni di sostenibilità non verificabili, filiere opache, composizioni dichiarate in modo vago: problemi sistemici che il DPP è progettato per affrontare alla radice.

Dal 2027, ogni capo venduto nel mercato europeo dovrà avere un passaporto digitale che contenga composizione delle fibre per percentuale, paese di produzione e origine delle materie prime, filiera di fornitura, certificazioni ambientali e sociali, istruzioni di lavaggio, cura e smaltimento a fine vita.

Il mercato si muove prima della legge

I grandi buyer europei non aspettano il 2027 per adeguarsi. Piattaforme multibrand, department store premium, distributori di fascia alta: stanno già iniziando a richiedere ai loro fornitori documentazione sulla filiera che sia verificabile, non solo dichiarata.

Per un brand di moda che dipende da questi canali distributivi, la pressione è reale oggi - non nel 2027.

Chi arriva a una trattativa con un passaporto digitale già operativo ha un argomento concreto. Chi risponde "ci stiamo lavorando" viene messo in lista d'attesa rispetto a chi ha già la risposta pronta.

Il problema del greenwashing nella moda

La moda è il settore dove il greenwashing è più diffuso e più visibile. "Cotone organico", "produzione sostenibile", "filiera etica", "capsule collection eco-friendly": queste etichette hanno un valore commerciale enorme. Sono anche facilissime da applicare senza che corrispondano a nulla di verificabile.

Il risultato è un mercato dove chi ha investito in filiere reali e certificazioni genuine compete sullo stesso piano di chi fa comunicazione senza sostanza. Una situazione insostenibile per i brand che lavorano bene - e sempre meno accettabile per i consumatori più attenti.

Il DPP risolve questo problema: rende le dichiarazioni verificabili da chiunque, senza intermediari, in pochi secondi.

Come funziona per un brand di moda

Con TreVerum, ogni capo riceve un passaporto digitale permanente registrato su blockchain. Un QR code sull'etichetta interna: il cliente lo scansiona con il telefono e vede composizione fibre per percentuale, paese di produzione, filiera di fornitura, certificazioni GOTS o OEKO-TEX, istruzioni di cura e fine vita.

Il setup richiede una sessione di lavoro. La piattaforma è già configurata per rispondere ai requisiti ESPR.

Il vantaggio di chi inizia oggi

Chi adotta il DPP oggi lo fa come scelta strategica, non come adempimento normativo. Ha tempo per costruire la struttura con calma, per testare il workflow, per usare il passaporto digitale come strumento di marketing prima che diventi uno standard di mercato.

Chi aspetta il 2027 dovrà adeguarsi sotto pressione, in competizione con tutti i concorrenti che stanno facendo la stessa cosa nello stesso momento.

Chiedete al vostro commercialista o consulente aziendale: è già aggiornato sul DPP e su cosa cambia per il vostro brand nel 2027.